Provincia di Prato
Giunta Provinciale
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Deliberazione n. 190 del 29.09.2003

Il Presidente

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La Giunta

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1. di approvare il piano di intervento annuale per il territorio non vocato alla presenza del cinghiale della Provincia di Prato, formulata dall'Ufficio Caccia e Pesca, allegato A al presente atto, valido per un anno e decorrente dalla data odierna

2.  di trasmettere il presente provvedimento alla Giunta Regionale per opportuna conoscenza ed al Comitato di Gestione dell'Ambito Territoriale di Caccia Firenze 4 ai fini della realizzazione del Piano in oggetto;

Dispone

con voti parimenti unanimi

stante l'urgenza di dichiarare il presente provvedimento immediatamente eseguibile, ai sensi dell'art. 134 comma 4 del D.Lsg. 267/2000 

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Allegato A della Deliberazione G.P. n. 190 del 29.09.2003

Piano di intervento annuale per il territorio non voCato alla presenza del cinghiale.

Il cinghiale nella Provincia di Prato

 

Caratteristiche della specie

 

Il cinghiale, onnivoro per eccellenza, è in grado di modificare la propria dieta in funzione delle. disponibilità trofiche offerte dai vari ambienti, inoltre le richieste energetiche quotidiane variano in funzione dell'età, delle condizioni fisiologiche e del periodo dell'aneto.

In carenza, o assenza, di alimenti reperibili in bosco, (principalmente ghiande e castagne), il consumo di piante coltivate aumenta notevolmente.

I cinghiali utilizzano risorse alimentari estremamente varie, ma spesso disperse, c traggono vantaggio nel muoversi in gruppi numerosi.

La specie è caratterizzata da uria struttura sociale della popolazione nella quale i maschi vivono apparentemente isolati dal branco mentre le femmine vivono in branco con i loro piccoli fino a che gli stessi raggiungono l'età di 14 - 16 mesi.

Le predette caratteristiche del cinghiale hanno avuto come conseguenza, nel corso degli anni, di espandere l'areale di distribuzione della specie e di creare, in talune situazioni, difficoltà legate ai danni provocati dalla massiccia presenza degli stessi cinghiali.

 

Distribuzione della specie

 

L'areale potenziale del cinghiale si può intendere quasi illimitato in quanto si possono escludere di fatto solo le pianure più intensamente coltivate e largamente prive di zone di rifugio.

Nel comprensorio pratese il cinghiale occupa ormai stabilmente tutta la fascia montana e collinare dimostrando una forte tendenza all'espansione, numerica e territoriale, che deve essere contrastata per contenere i danni all'agricoltura ed i rischi di origine sanitaria.

La specie è dì fatto ubiquitaria, data la sua adattabilità a qualsiasi ambiente boscato o coltivato.

Allo stato attuale non esistono dati attendibili sulla consistenza delle popolazioni di cinghiale all'interna delle zone non vacate così come non vi sono dati relativi agli abbattimenti effettuati in forma singola sul territorio della Provincia di Prato.

La specie è di fatto ubiquinaria, data la sua adattabilità a qualsiasi ambiente boscato o coltivato .

Allo stato attuale non esistono dati attendibili sulla consistenza delle popolazioni di cinghiale all’interno delle zone non vocate così come non ci sono dati relativi agli abbattimenti effettuati in forma singola sul territorio della provincia di Prato.

Pur essendo la presenza del cinghiale un elemento dannoso nei confronti dell’attività agricola e della fauna stanziale, sarebbe un errore attribuire a questa specie una connotazione esclusivamente negativa, come ogni altro selvatico, il cinghiale è una risorsa da utilizzare con oculatezza secondo corretti criteri tecnici.

Si tratta di organizzare la gestione faunistica di questa specie prevedendo interventi appropriati finalizzati al mantenimento sul territorio di una densità di popolazione equilibrata e compatibile con le risorse ambientali e con la destinazione d'uso del territorio.

 

Danni

 

La tipologia dei danni può essere sintetizzata nelle due categorie principati dei datori alle colture agrarie c/o strutture e dei danni alla restante fauna selvatica presente sul territorio.

Per quanto concerne i danni alle culture abbiamo assistito ad un andamento altalenante degli indennizzi erogati collegato però ad un aumento dei danni arrecati su superfici di ridottissima entità (orti familiari, pertinenze di abitazioni e ricoveri per animali domestici) che nella maggior parte dei casi, pur provocando disagio a livello sociale, non danno luogo a richieste di indennizzo danni e pertanto sono scarsamente rilevabili ai fini della pianificazione degli interventi di gestione.

Per ciò che concerne i danni provocati alla restante fauna selvatica (in special modo fagiano e lepre) possiamo dire che questi si esplicano maggiormente all'interno delle zone destinate alla salvaguardia della fauna (zone di ripopolamento e cattura, zone di protezione, ecc.).

Tali danni si manifestano sia come predazione delle nascite della fauna minore stanziale sia come competizione verso l'offerta alimentare presente nelle stesse zone in conseguenza ai miglioramenti ambientali effettuati dai comitati di gestione degli istituti.

Si possono quindi verificare, da una parte, danni notevoli agli ecosistemi agrari con conseguente perdita di reddito da parte degli imprenditori agricoli e dall’altra si vengono a creare situazioni di conflitto generale dai danneggiamenti operati su attività agricole amatoriali o comunque con un contenuto economico estremamente limitato, quale la maggior parte delle attività agricole svolte nelle zone montane su appezzamenti contigui alle abitazioni ed i cui prodotti sono principalmente utilizzati per l'autoconsumo.

E' fuor di dubbio che, sebbene non sia ipotizzabile una eliminazione totale dei danni all'agricoltura, dovrà costituire un impegno comune delle Amministrazioni Pubbliche, delle Associazioni venatorie, dei tecnici, ecc., la ricerca di forme e metodi di gestione del cinghiale che consentano di tutelare al massimo le produzioni agricole, limitando la presenza ai questa specie solo alle aree strettamente vocale.

 

Modalità di gestione precedentemente attuate

 

L'attuale normativa prevede che le Province individuino l'area, definita "votata", destinata al prelievo venatorio del cinghiale tramite caccia in battuta. Il predetto territorio viene gestito, con l'ausilio dell'A.T.C., tramite, l'effettuazione di interventi di gestione e con la ripartizione in distretti e zone di caccia ai fini dell’esecuzione del prelievo.

Ai fini dell'individuazione della superficie massima in cui la presenza del cinghiale è compatibile con le attività agricole è stato ritenuto opportuno utilizzare, in fase di approvazione del piano faunistico venatorio provinciale, il dato di riferimento degli ettari risultanti dall'inventario forestale regionale del 1992.

Pertanto la superficie suddetta, individuata quale superficie massima in cui la presenza del cinghiale è compatibile con le attività agricole, risulta essere pari ad ha 20.144.

All'interno di questa superficie sono ricomprese sia zone poste in divieto di caccia sia aree nelle quali è consentito l'esercizio venatorio. I Comuni interessati, anche parzialmente, sono quelli di Vernio, Vaiano, Cantagallo e Montemurlo.

Non sono stati ritenuti votati per il cinghiale invece i comuni di Prato, Carmignano e Poggio a Caiano in quanto presentano tipi di colture diversi dal bosco in misura superiore al 40%. Attualmente la superficie totale individuata quale area votata per il cinghiale, approvata con determinazione dirigenziale U.O.C. Caccia e Pesca n. 1303 del 22/11/2002, ammonta ad ha 16.805.

Per quanto attiene alle zone non votate al cinghiale in epoca precedente all'adozione del presente piano le linee di gestione prevedevano l'attuazione di interventi tesi ad impedire al cinghiale di espandersi ulteriormente attraverso un prelievo costante e mirato alla completa eradicazione della specie, pur nella coscienza che tale obiettivo fosse in concreto irraggiungibile a causa della contiguità tra le zone votate e quelle non votate a tale specie.

In particolare l'attività venatoria a carico del cinghiale veniva svolta secondo le seguenti modalità:

  • caccia in battuta nelle zone vacate dalla metà di ottobre alla metà di gennaio;

  • caccia in forma singola nelle zone non votate nei periodi previsti dal calendario venatorio regionale;

  • abbattimenti di controllo (ai sensi dell’art. 37 della L.R. 3/94) nelle zone non votate, nel periodo dalla metà di dicembre alla metà di gennaio, facendo ricorso alle squadre di caccia in battuta operanti sul territorio provinciale ed agli altri soggetti previsti dal predetto art. 37 della L.R. 3/94. Per tali abbattimenti era previsto il coordinamento da parte della Polizia Provinciale e vigevano limitazioni sia in termini di giorni (esclusivamente il mercoledì ed il sabato) che in termini di orari (dalle 10.00 alle 16.00).

Interventi da attuare ai fini della realizzazione del presente piano

 

Obiettivi

 

In riferimento agli obiettivi da raggiungere nella gestione delle zone non votate al cinghiale si ritiene opportuno mantenere le stesse finalità già perseguite negli anni precedenti e consistenti nella programmazione ed attuazione di interventi tesi ad impedire al cinghiale di espandersi ulteriormente attraverso un prelievo costante e mirato alla completa eradicazione della specie.

In questo contesto dovrà risultare particolarmente rilevante l'attività svolta dal Comitato di Gestione dell'A.T.C. Firenze 4 quale organo di gestione del cinghiale, individuato dal Testo unico dei Regolamenti regionali in materia di gestione faunistico venatoria approvato con D.P.G.R. n. 34/R del 07/08/2002.

In particolare si ritiene opportuno coinvolgere nella gestione delle zone non vacate, secondo periodi differenziati che limitino al massimo la compresenza sul territorio, sia le squadre organizzate operanti nel territorio provinciale che i cacciatori operanti singolarmente al fine di generare una “competizione” positiva che si traduca in una buona riuscita dell’attività di prelievo del cinghiale.

 

Modalità e tempi

 

In riferimento alle modalità ed ai tempi si ritiene opportuno effettuare le seguenti considerazioni.

  • il periodo di cacciabilità del cinghiale nelle aree non vocate è quello compreso tra il 1° novembre ed il 31 gennaio, con possibilità da parte delle Province di anticipare l'inizio dell'attività a partire dal 1° ottobre nel rispetto dell'arco temporale previsto per tale specie dalla L. 157/92;

  • l'utilizzo della caccia in forma singola é attuabile a discrezione dell'Amministrazione Provinciale;

  • l'attuazione del piano é demandata all'A.T.C. che può avvalersi delle squadre iscritte al registro provinciale per la traccia al cinghiale, dei cacciatori di selezione e di altri cacciatori in forma singola che diano la propria disponibilità.

in base alle predette considerazioni appare opportuno prevedere per le aree non vacate della Provincia di Prato, per la stagione venatoria 2003/2004, le seguenti modalità di prelievo:

  • dal 12 ottobre 2003 al 11 gennaio 2004 caccia in forma di battuta nei giorni di lunedì e mercoledì (con inizio dell'attività dalle ore 10.00) e caccia in forma singola nei restanti giorni della settimana, ad eccezione del martedì e del venerdì, in base alle modalità ed agli orari previsti dal Calendario Venatorio Regionale per la Provincia di Prato.  

In relazione alla comunicazione all'A.T.C. della disponibilità dei cacciatori ad effettuare gli abbattimenti in forma singola si ritiene opportuno, per questo primo anno di programmazione, prevedere la possibilità che tutti i cacciatori iscritti all'A.T.C Firenze 4 possano effettuare il prelievo in forma singola, secondo quanto disposto nel paragrafo precedente, su tutto il territorio non vacato per il cinghiale così come già stabilito dalla Provincia di Firenze (il cui territorio ricade all'interno dell'A.T.C. assieme a quello della Provincia di Prato).

Per quanto non concerne le modalità operative dello svolgimento delle battute da parte delle squadre all'interno del territorio non vocato (definizione delle aree di battuta, modalità di assegnazione alle singole squadre, segnalazione delle presenze ai fini di controllo, assegnazione delle fascette per i capi abbattuti, ecc.) si reputa opportuno che sia l'A.T.C. Firenze 4, conformemente a quanto stabilito al comma 4 dell'art. 93 del Testo unico 34/R/2002, a provvedere a tale attività dandone comunicazione alla provincia prima dell'inizio del periodo di caccia al cinghiale nella Provincia di Prato (12/10/2003).

 

Verifiche

 

Quale verifica sulla effettiva efficacia del piano di intervento si ritiene necessario che l' A.T.C., successivamente alla conclusione del periodo destinato agli abbattimenti, provveda ad acquisire i dati numerici relativi ai capi abbattuti e sull'incidenza percentuale, rapportata al numero dei soggetti coinvolti, al fine di valutare con quali metodi ed in quali periodi si sono avuti i migliori risultati in termini di contenimento dei selvatico.

 

Il Funzionario tecnico
Nevio Sani